
Questo
libro è tante cose. È un inno al cinema americano degli anni '30,
con cammei e citazioni. Lastrucci afferma di averne disseminati
almeno una trentina, e io dubito di averli riconosciuti tutti. Anzi.
Ed è anche una raffigurazione meno smagliante, meno innocente e più
squallida del solito della Hollywood degli anni '30.
È
anche e soprattutto una storia comica, e il comico agisce secondo
diversi meccanismi. Primo fra tutti il fatto che i personaggi
reagiscono in maniera credibile a un fatto incredibile. Non si
struggono nei loro mantelli, filosofeggiando sull'umana sorte, né
sentendosi esclusi e “altri” rispetto al mondo di cui avevano
fatto parte fino al contagio. Ogni volta che qualcuno – di solito
Hardy – vira verso il teatrale, c'è sempre qualcuno o qualcosa
pronto a riportarlo coi piedi per terra. E il contrasto tra irreale e
reale si sente. Un altro strumento della comicità sono i dialoghi,
che ho gradito moltissimo. I personaggi scherzano, si rimbeccano,
litigano, svicolano. E poi c'è l'assurdità delle situazioni, che
viene spesso portata all'estremo. Il fatto che non disturbi e che non
cozzi mai contro la sospensione dell'incredulità dipende almeno in
parte, secondo la mia modesta opinione, dall'ambientazione
hollywoodiana, in cui per cinematografica abitudine tutto ci risulta
possibile, pure l'irrazionale.
Lo
stile che accompagna le vicende è preciso, non invasivo, e allo
stesso tempo leggero. Si lega perfettamente al tono che l'autore
vuole dare alle vicende, quello di un prospettiva un po' slapstick
che non si può prendere sul serio.
Personalmente
non posso affermare di sapere alcunché su che tipo di persone fosser
Stan Laurel e Oliver Hardy. Qui, come personaggi, funzionano eccome.
Hardy è goffo e ingenuo, Stan è il pragmatico calcolatore. Entrambi
bevono, si punzecchiano, vanno a donne. È strano pensare agli
Stanlio e Ollio dei film che guardavo da piccola come a persone vere,
ricche e volgari, al rapporto disastrato che hanno con le rispettive
famiglie. È strano, ma funziona.
Va
da sé che consiglio moltissimo questo libro. Forse non ai fedeli dei
vampiri vecchio stampo, ma diamine se lo consiglio.
Avevo già letto una recensione di questo libro da qualche parte non molto tempo fa e, già allora, mi era slatata addosso una grande curiosità. Mi pare sia stata una grossa sfida quella di gettare due personaggi come Stanlio e Ollio in un scenario horror. Se lo consigli così ardentemente significa che Lastrucci ci è riuscito perfettamente.
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