
In compenso, adoro la figura del vampiro più o meno da sempre. Anzi, più specificamente da quando ho preso in mano per la prima volta Intervista col Vampiro di Anne Rice, più o meno in seconda media. Più si amano i vampiri, oserei dire, e più si è sofferto nel periodo post-Twilight che li ha ridotti a macchiette pseudo-romantiche e over-sessualizzate.
Rimane
il fatto che il vampiro è una figura facile da prendere in giro; per
il proprio fascino e il proprio ruolo tuttora inattaccabile ai
vertici dell'immaginario collettivo gotico-orrorifico, il vampiro
presta il fianco a innumerevoli sberleffi.
Nella narrativa contemporanea, che ama fondere ciò che è antico e temibile con ciò che è odierno e frivolo, il vampiro è il sunto di tutto ciò che si può ridicolizzare. Anacronistico, spesso raffinato, troppo crudele o in alternativa troppo sensibile, discendente dal paranormale ma immerso nel mondo reale.
Nella narrativa contemporanea, che ama fondere ciò che è antico e temibile con ciò che è odierno e frivolo, il vampiro è il sunto di tutto ciò che si può ridicolizzare. Anacronistico, spesso raffinato, troppo crudele o in alternativa troppo sensibile, discendente dal paranormale ma immerso nel mondo reale.
Ora,
What we do in the shadows del 2014 di Taika Waititi e
Jemaine Clement, un mockumentary in co-produzione tra USA e
Nuova Zelanda. Una pellicola di cui non avevo mai sentito parlare
finché Aislinn non ne ha chiacchierato sul suo blog, qui.
Molto
probabilmente la migliore commedia sui vampiri che io abbia visto
finora.
In
Nuova Zelanda vive una congrega di quattro vampiri, ognuno
proveniente da un periodo storico diverso. Viago è stato un dandy
Settecentesco, Vladislav un impalatore medievale, Deacon è un
“ragazzino” di appena 180 anni. Al piano di sotto Petyr, una
forma incartapecorita che ricorda Nosferatu ha ben 8000 anni.
La
scelta di ammassare insieme ben quattro vampiri in luogo di uno
soltanto offre la ghiotta possibilità di ridicolizzare tutti gli
stereotipi più conosciuti riguardanti i vampiri e non uno soltanto.
Il vampiro raffinato, il vampiro violento, il vampiro giovane e
ribelle e il vampiro... beh, Petyr.
È
esilarante il modo in cui interagiscono tra loro, interagiscono col
mondo e interagiscono col fatto stesso di essere vampiri. Il loro
prendersi sul serio, gonfiando il petto e svolazzando davanti alle
telecamere, per poi litigare per i lavori di casa. Il rapporto coi
licantropi poi è meraviglioso. I migliori licantropi di sempre.
What
we do in the shadows va visto, punto. Che i vampiri si odino o si
amino, è una meraviglia di rara comicità e di inaspettata
intelligenza.
E
forza licantropi.